Le genti dell’Appennino

Se c’è una caratteristica comune per tutte le genti dell’Appennino è sicuramente il segno che ha lasciato il lavoro sulla pelle e sui volti.
Vivere da queste parti ha sempre significato lottare e resistere contro la natura. Non una natura ostile, cattiva e indomabile, ma sicuramente dura. Solo i grandi centri abitati godevano della comodità del fondovalle mentre vivere nei piccoli paesi significava modellare sasso per sasso il terreno da coltivare, pascolare e camminare e di certo la natura non stava a guardare: se la lotta non è continua nel giro di una stagione lei si riprende tutto.
Così con il passare degli inverni e delle estati le mani si riempivano di solchi duri e profondi, ma allo stesso tempo queste mani ero fini e sapienti nei movimenti. Un sapere antico, tramandato e migliorato di generazione in generazione, arricchito di volta in volta dalla capacità di creare uno strumento, un attrezzo, riparare una parte meccanica di un mezzo, realizzare un innesto o mungere una “bestia”.
Mi capita spesso di pensare che gli ultimi ad avere questo “sapere delle mani” sarebbero gli unici a salvarsi di fronte ad una crisi catastrofica, di quella che porta via il cibo dai supermercati e il gas della caldaie.
Ogni volta che fotografo queste mani e queste persone sento di fotografare un’anima diversa, un’anima che sa domare la natura e i suoi frutti quel tanto che basta per andare d’accordo entrambi.

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Valerio

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